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Jazz Singer Songwriter KOSI - IndieViews
IndieViews

Kosi – IndieView #2

Eccoci al secondo appuntamento con le IndieViews, oggi parleremo con la
cantautrice Jazz di New York KOSI.
Ho avuto il piacere di conoscerla con il suo disco più recente “I know WHo I am” sempre durante la campagna dei 60th Grammy Awards.
Ecco a voi 

Kosi

Singer Songwriter : KOSI © 2013 Adam Olszewski www.adamophoto.com / (212) 809-5489 [email protected] This image is owned and copyrighted by Adam Olszewski. This image may not be used in any manner except as expressly stated on the Adam Olszewski’s invoice.

 

One More Cup of Coffee – 2013

Pictures of Us – 2014

Ghosts Appearing through the Sound – 2015

I Know Who I Am – 2016
Ecco il commento all’album del nostro amico Tri Nguyen “La prima traccia a cappella è da brividi. Più mi
immergevo nell’album e più ne rimanevo estasiato. Non solo l’album brilla della luce della sua
formidabile bellezza vocale, ma l’idea, il messaggio e l’integrità del tutto creano un capolavoro
mozzafiato. Non so dire quali siano le mie tracce preferite, le adoro tutte!!! Servant’s prayer ha una
struttura originale che vi incolla al parlante e non vi lascia andare. Ogni singola traccia ha una grande
forza.”

ABOUT YOU

Se ritorni con la memoria a quando eri bambina o ragazzina, quali sono i tuoi primi ricordi musicali?
Facevo parte del coro dei bambini della chiesa nel paesino di Rosedale, nel Queens. A quei tempi credevo di essere un soprano. Si è scoperto che mi sbagliavo. Raramente mi offrivo volontaria per un pezzo da solista perché ero troppo timida, ma quando invece venivo sommersa da altri ragazzini che cantavano a squarciagola, allora cominciavo anche io a cantare a gran voce. Facevo la stessa cosa quando ero sull’altalena nel giardino della scuola all’intervallo: mi spingevo il più in alto possibile e cantavo con quanta più voce possibile, sempre gospel perché erano le uniche canzoni che conoscessi. Era facile perché sapevo che nessuno lì stava ad ascoltarmi. I giardinetti delle scuole sono dei posti parecchio rumorosi.
Quale è stato il primo album in assoluto che hai acquistato?

Ho comprato Sunday at the Village Vanguard di Bill Evans quando ero al liceo. Non ricordo esattamente come mi sia imbattuta in a My Man’s Gone Now ai tempi in cui nessuno, specialmente i ragazzini, batteva ciglio per la pirateria musicale, ma credo di aver smesso di respirare. Sono uscita e ho comprato l’album poco tempo dopo.

(NdR.) Eccolo qua:

Quale musicista ammiri in particolare e quale ha maggiormente influenzato la tua musica?
La risposta più ovvia è Abbey Lincoln, dato che il mio terzo album è un omaggio a lei. Il mio professore del college, Salim Washington. me l’ha fatta conoscere. Anche lui ha avuto un forte ascendente su di me. Ma il mio stile prende colore da diverse fonti, inclusi Richard Smallwood, Steven Curtis Chapman(ho detto che ero Cristiana, vero?), Kathleen Battle, Johnny Hartman, Enrique Granados,, e molti altri stili e artisti che probabilmente non appartengono alla stessa playlist.
Sei ancora innamorata della tua professione di musicista? Come mantieni vivo il tuo entusiasmo?
Certo che la sono. Lo faccio perché voglio. Se mai perdessi la voglia, smetterei semplicemente di farlo. Credo che uno dei tanti modi inconsci per tenere vivo il mio entusiasmo sia ricordare a me stessa che sono una privilegiata poiché non devo fare nulla che non mi vada di fare.

Come riesci a far coincidere la tua vita musicale con la vita di tutti i giorni? Come si svolge una tua giornata “tipo”?
La mia routine musicale è la mia vita quotidiana. La mia giornata tipo dipende dal progetto al quale sto lavorando. A volte è fatta di prove, esibizioni a microfono aperto e spettacoli. A volte lavoro solo a e-mails, programmazione, scrittura e altre attività da “occhi sullo schermo”.
Parlaci dei tuoi lavori più recenti (album, tour live, nuovi progetti).
Al momento sto lavorando al mio quinto album, che non ha ancora un titolo. La scrittura dell’album ha preceduto di due settimane la data di registrazione in studio, sono molto eccitata. A differenza dei primi tre album, questo risulterà meno come una playlist e più come un’opera, incentrata sui temi del viaggio e della ricerca. Mentre il mio quarto album raccontava una storia da inizio a fine, questo invece salterà avanti e indietro nel tempo simultaneamente e si immergerà nel regno del mistico e dell’astratto in un modo del tutto insolito. So facendo una campagna di finanziamento per racimolare il denaro necessario a produrre l’album e apprezzo ogni contributo: https://www.gofundme.com/kosis-fifth-album Sto anche impegnata in un tributo a teatro in onore di Abbey Lincoln per il quarto anno di fila: http://www.kosi-sings.com/abbey-lincoln-tribute

Parliamo di Studi Musicali

Sei un autodidatta o hai studiato musica? Pensi sia importante studiare musica per diventare un professionista?
Mi considero un mix di entrambi. Ho studiato teoria musicale sia al liceo che al college. Ho iniziato come studentessa di performance canore (classiche, perché il programma jazz non esisteva ancora all’epoca), ma ho seguito solo mezzo semestre di lezioni di canto classico prima di abbandonare il programma. Ho preso lezioni private di piano da ragazzina per circa due anni, ma non ho continuato quando mi è venuto a mancare il piano per esercitarmi. Ho seguito circa otto lezioni private di chitarra, ma poi non sono più riuscita a permettermele. Ho preso lezione di improvvisazione vocale con il maestro vocale jazz Miles Griffith per circa un anno ma poi non sono più riuscita a permettermi nemmeno quelle. Perciò ho avuto delle solide basi, ma ho dovuto colmare molte lacune per conto mio.
Continui a studiare?
Sì. Ho lasciato il college nel 2008, ma ho iniziato a prendere lezioni di chitarra nel 2012.
Mentre eri in tour, riuscivi a trovare tempo per migliorare le tue abilità tecniche? Credi sia importante?
Sì, lo faccio, specialmente con la chitarra perché non mi sento ancora abbastanza professionale. Ho imparato da un professore al college che quindici minuti di esercizio mirato al giorno sono meglio di un’ora o due passate a strimpellare. Quando sono in tour, viaggio in autobus e, dal momento che non posso controllare l’orario degli autobus, si prospettano lunghi periodi di attesa alla fermata, o attese di fronte alla caffetteria prima che apra, o davanti a un bar prima di un concerto e così via. Perciò è facile trovare quindici o venti o trenta minuti ogni giorno per lavorare sulla tecnica.

Album Production

Puoi descrivere il processo che segui quando scrivi una canzone? Cosa ti ispira un nuovo brano?
Non so descrivere quale sia il mio processo di scrittura di una canzone. Le canzoni si scrivono da sole e poi prendono possesso della mia mente fino a che non le accetto e le trascrivo. Poi si tratta solo di sistemare la sintassi, la scelta delle parole e così via. Di solito è la parte più difficile perché le mie canzoni (o quanto meno quelle che nascono nella mia testa) tendono ad essere dei fermo-immagine delle mie emozioni nel momento di composizione, e a volte si trasformano (come di solito fanno i sentimenti) prima che abbia la possibilità di annotarle, lasciandomi a lottare con il dubbio di cosa volessi dire. Per esempio, la canzone Here, che sarà nel mio prossimo album, è iniziata come un racconto del mio arrivo alla stazione DC Union ed è diventata una canzone sull’esistenza nel tempo e nello spazio. Al contrario, la canzone Brianna (del mio secondo album), è nata quando, ferma all’angolo della strada a mezzo isolato da casa, ho visto un vestito in una vetrina e mi ha fatto pensare a “Brianna” (un nome fittizio) che è diventata una strofa “Ho visto un abito in una vetrina che mi ha fatto pensare a te, Brianna.”

“Nell’insieme [I Know Who I Am] è un album ricco, vivo, vitale e Kosi modula ogni aspetto con estrema integrità. “Diva” è un termine irrimediabilmente svalutato al giorno d’oggi; ne abbiamo bisogno di un altro per cantanti come lei, che si affermano e creano un prodotto dannatamente buono” – Robert Rodi, Newcity Music 

Album, single o altro: quale mezzo preferisci per pubblicare la tua musica? E perché?
In base alla mia esperienza, ci sono più costi effettivi a produrre un intero album che a creare diversi singoli. Io registro secondo tradizione jazz, ovvero radunando i migliori musicisti in studio e registrando la canzone una, due, foooorse tre volte, per poi scegliere la migliore. Non ho la pazienza per una quarta registrazione. Anche la mia musica non ha molti strati armonici. In quanto tale, non serve sprecare l’intera giornata per un solo brano. Per esempio, per il mio primo album eravamo letteralmente solo io e il mio chitarrista. Ci sono volute tre ore e mezza per registrarlo tutto. Anche il mio nuovo album vedrà la partecipazione di otto musicisti oltre a me. Diventa molto più semplice coordinare otto musicisti in una o due date per registrare più canzoni rispetto a coordinarli in più date per ogni singola canzone.

Come programmi la produzione di un album e la sua pubblicazione?
Di solito questo implica molte liste scarabocchiate su altrettanti fogliettini, ahahah! Due anni fa ho avuto alcune difficoltà a gestire la produzione del mio quarto album e il coincidente tour. Quest’anno mi sono concessa più spazio, e ho deciso di registrare d’inverno perché odio andare in tour d’inverno. Secondo i miei calcoli dovrei aver finito con le tracce molto prima dell’inizio del tour ad aprile così da poter poi iniziare a lavorare al mixaggio e alla masterizzazione quando ritorno. Mi piace lanciare l’album in un giorno con qualche valore cosmico. Il primo album è uscito per l’equinozio di autunno, il terzo coincideva con il compleanno di Abbey Lincoln, il quarto è uscito il giorno del mio compleanno. Potrei lanciare il nuovo album di nuovo per il mio compleanno, a meno che non mi vengano idee migliori.
Quando pubblichi un album, quanto è importante per te la lista delle tracce? E il tempo tra le tracce?
In particolare nel caso del mio ultimo album e di quello in uscita, la track list è molto importante. Mettere le tracce nell’ordine sbagliato o dimenticarne una sminuirebbe l’effetto generale. Nel caso del mio ultimo album, avrebbe danneggiato la cronologia della storia. Nel caso dell’album in uscita, le tracce sono assemblate in modo tale che l’esperienza uditiva dell’album intero risulti differente dall’esperienza d’ascolto delle singole tracce. Sto anche prendendo in considerazione di sperimentare con il flusso tra le tracce. Un gruppo indie che rispetto, gli Oh Hellos, ha alcune tracce negli ultimi lavori che scorrono così delicatamente da non capire dove una finisca e l’altra cominci. Daniel Caesar anche usa questo effetto molto bene nel suo ultimo album. Non l’ho mai fatto prima ma potrei provare con il nuovo album dato che l’effetto mi piace.
Produci i tuoi album da solo o preferisci avere un aiuto extra o un produttore che ti guidi?
Produco sempre per conto mio. Non sono contraria ad avere altre persone che ascoltano e danno opinioni (in particolare il mio tecnico del suono) ma ho sempre l’ultima parola. Ho sempre prodotto i miei album per necessità, non ho il budget per affidarli ad un produttore. Credo comunque di esser un valido produttore, o quanto meno sto migliorando in questo ruolo. Ero solita scrivere arrangiamenti per orchestra al liceo e per una band famosa al college. Credo che essere un produttore non sia molto diverso da quello che facevo.
Hai registrato i tuoi brani in uno studio professionale affittato, in uno studio domestico o in altri modi?
Non ho una casa abbastanza grande da ospitare uno studio domestico. Tutti i miei album sono stati registrati in uno studio professionale.
Come selezioni i musicisti per il tuo album?
Ho il privilegio di essere nata e cresciuta a New York City, dove di certo non mancano musicisti. Ogni singolo musicista del mio album in uscita è una persona che conosco da anni e ho avuto l’onore di esibirmi in passato con alcuni di loro. Ognuno di loro è stato scelto perché mi piacciono le loro sonorità e le loro vibrazioni. Inoltre, mi unisco alla teoria Ellingtoniana che sostiene l’adattamento dell’arrangiamento alla potenza dei musicisti di cui dispongo, impresa molto più semplice quando lavoro con musicisti che conosco bene.
Hai mixato e masterizzato il tuo album/tracce in modi alternativi rispetto al lancio digitale e fisico?
C’è qualche vantaggio nel farlo in quel modo?

Album Promotion

I tuoi dischi vengono distribuiti solo in formato digitale o anche fisico?
Nella mia esperienza in tour, le persone vogliono comprare un CD da me, e vogliono che lo firmi, perciò non è utile per me un lancio di un album solo in formato digitale.
Quali tipi di promozione e marketing hai notato essere più adatti ad un artista indipendente?
Non conosco la risposta a questa domanda. Non ho ancora capito il segreto della promozione e del marketing. Ma so che le persone tendono ad acquistare i CD da me durante gli spettacoli dal vivo, perciò la soluzione rapida e indolore sembra essere suonare live di fronte a molte persone. Allo stesso tempo, sto facendo anche molte ricerche su come promuovere digitalmente per un pubblico più ampio di quello che può sedere di fronte a te. Se hai qualche soluzione che funzioni, sono tutta orecchie.
Ci sono alcuni analisti dell’industria musicale che sostengono sia in corso un declino del CD. Quale percentuale delle tue vendite sono CD e quale percentuale ricoprono le altre forme (ad es. vendita online)? Prevedi un grande cambiamento in questo ambito per il futuro?
Noto che ottengo moooolto di più dalla vendita di CD che dalle vendite digitali. Questo forse perché un CD è un souvenir di un momento intimo. I CD possono essere autografati o possono avere delle dediche. Inoltre, quando le persone mi vedono esibirmi dal vivo capiscono che sono un’artista indipendente che ha bisogno di supporto, e vogliono aiutarmi. In internet, sono una mera voce nell’etere. E’ possibile che col tempo i miei CD finiscano in disuso perché sempre meno persone avranno un lettore CD. Credo che se sarò ancora poco famosa quando accadrà, farò più soldi cercando di vendere altri gadget, perché le persone vorranno sempre un ricordo. Non credo che il CD sia necessariamente in punto di morte come molti predicono. Jay-Z, che è sempre sull’onda dell’innovazione tecnologica, vende ancora CD dei progetti più recenti. Non si prenderebbe questo disturbo se non valesse del denaro. Perciò credo che sia ancora abbastanza sicuro per noi indies pensare di vendere CD.

“Come cantautrice, Kori modella delle storie fantastiche, così ricche e intime da dare l‘impressione che abbia condiviso troppo, fino a che non si comprende che una parte di noi è lì dentro. Come performer, Kosi unisce la sensibilità del folk e del jazz con uno strumento vocale unico. Un’ipnotizzante imbonitrice di folle dal momento in cui sale sul palco” – John Hayes, Pittsburgh Songwriters Circle

Hai una mailing list? Ritieni sia un “must have” come sostengono molti nel mondo musicale?
Ho una mailing list (alla quale vi invito ad unirvi: http://www.kosi-sings.com/mailing-list.php). La trovo utile per diffondere informazioni sui miei tour e le nuove uscite. Sono brava ad usare tutte le soluzioni possibili, perciò mensilmente invio messaggi alla mailing list e carico post su facebook, instagram e twitter. Preferisco la mailing list tuttavia, perché a volte i miei fans mi rispondono.
Pensi che con tutte le alternative digitali, l’emissione radiofonica abbia ancora effetto sul successo di un album? E come fa un artista indipendente a essere trasmesso in radio?
Non saprei dire con certezza. Ma mandando i miei brani sono riuscita a creare dei rapporti con alcuni DJ locali in diverse città. Non so dire per certo se porti ad un aumento diretto delle vendite, ma grazie agli accordi con i DJ ho avuto la possibilità di esibirmi, anche durante festival, cosa che certamente aiuta.
Cosa ne pensi di servizi streaming come Spotify e Pandora?
Ho un rapporto duplice con Spotify e Pandora. Come amante della musica, li adoro e capisco perché altri fans provino lo stesso sentimento. Sono facili da usare e sono fantastici anche per scoprire nuova musica. Infatti, ho una lista Spotify che aggiorno ogni mese e invio alla mia mailing list, include sempre un mix di artisti famosi e indipendenti. Tuttavia, come autrice, sembra impossibile guadagnarci dei soldi, e in qualità di artista indie, pare impossibile collocarmi in modo tale da farmi scoprire da nuovi fans. Non so come modificare questa realtà. Personalmente, se c’è un artista indipendente che voglio supportare, compro il suo album sul campo, ma lo diffondo anche tramite Spotify.
Segui la nostra Playlist su Spotify:

Live Music

Lavori con delle agenzie o organizzi i tuoi concerti da sola?

Organizzo da sola i miei concerti.

Come promuovi il tuo concerto in una nuova città/regione/nazione? 
Se mi trovo in una nuova città per la prima volta, cerco di restare una settimana più o meno, e mi esibisco ad ogni serata di microfono aperto che trovo. Cerco poi di non prenotare concerti nei quali sono la sola responsabile del pubblico presente. Collaborare con altri artisti aiuta. Ma alla fine noto che continuare a tornare nella città sia la soluzione più efficace per creare un pubblico di fans.
Organizzare un tour può dimostrarsi piuttosto dispendioso, specialmente se viaggi con una band all’estero: come fai a gestire tutto, guadagnare e non perdere soldi?
Non ho mai fatto un tour fuori dal paese, e non ho mai organizzato un tour con una band. Porto la mia chitarra e tutto ciò che può entrare in una valigia e viaggio da sola su autobus megabus o greyhound. Dormo su divani di amici e fans (e a volte di persone che incontro su couchsurfing.com) e cerco di negoziare almeno un pasto per ogni concerto che tengo. Sembra che quando ricordo al pubblico che “se comprerete il mio album, potrò mangiare domani, quindi fatelo” siano più propensi a fare acquisti.
Vendi personalmente i tuoi CD e merchandising?
Certo! Vendo CD e schede per download (anche se stranamente non ne vendo così tante). In passato vendevo magliette ma sono molto pesanti da trasportare in una valigia, quindi ora le vendo solo online. Vendo anche portachiavi fatti a mano. Questi non sono disponibili online perché sono diversi e ne ho troppi per poterli elencare tutti sul sito web.
Alcuni dicono che i concerti da casa siano il futuro della musica dal vivo dal momento che molti club stanno chiudendo. Che ne pendi? Ne hai mai organizzato uno?
Non ho mai organizzato un concerto da casa ma mi sono esibita ad alcuni di questi organizzati per me. Mi piace molto l’idea perché sono molto intimi e informali.
Ogni volta che suoni un tuo pezzo, regali una grande parte di te, sei tesa prima di un concerto? Se sì, come gestisci la tensione?
A volte percepisco una certa tensione prima di un concerto, altre volte no. Non ho ancora capito quale sia il procedimento. Di solito la gestisco con l’alcool.
Quale è la differenza tra un grande pubblico e un pubblico minore?
La differenza tra un grande e piccolo pubblico dipende dal numero di persone che partecipano. 😉 Ma parlando seriamente… Non mi sono mai esibita di fronte a più di cinquanta persone circa, perciò non saprei. Quando però ci sono troppe persone in una stanza, mi rende tutto più facile focalizzare l’attenzione su una persona a caso senza che nessuno si senta in difetto. Ho sentito che è consigliabile guardare il pubblico negli occhi, ma ho anche sentito dire che il mio contatto visivo è molto intenso quando mi esibisco, perciò cerco di limitarlo. Ritengo il mio modo di agire molto voyeuristico, come se ci fosse una persona o un gruppo di persone che mi guarda mentre mi spoglio senza che me ne accorga. E’ più facile mantenere questa finzione quando ci sono molte persone. Quando ci sono solo alcune persone è più difficile evitare il loro sguardo pertanto la mia performance è differente.

Music Business

Hai una routine quotidiana? Come controllare e scrivere e-mail, chiamate, cercare nuovi contatti?
Non ho una routine. Di solito penso più in termini di “cosa devo fare oggi” piuttosto che avere una routine fissa ogni giorno..
Quale percentuale del tuo tempo dedichi a: “Creare Musica”, “Promozione”, “Organizzare concerti/tour”, “Studiare”, “Leggere”, “Ascoltare musica”?
La percentuale cambia ogni giorno. Cerco di lavorare con energia ogni giorno piuttosto che in opposizione ad essa. Alcuni giorni, specialmente quando c’è un tour in vista, trascorro la maggior parte della mia giornata ad organizzare concerti e/o promozioni. Ci sono altri giorni, specialmente quando sbatto contro un muro per la promozione e l’organizzazione, in cui trascorro le giornate a fare ricerche. Ascolto costantemente musica mentre lavoro ad altre cose. Cerco di esercitarmi almeno venti minuti al giorno ma a volte quei venti minuti si trasformano in due o tre ore.
Credi che lo status dell’artista sia compatibile con l’imprenditoria? Ritieni che un artista Indie debba essere anche un imprenditore?
In qualità di indie, è impossibile separare lo status dell’artista da quello dell’imprenditore.
Come artista, quali solo le principali differenze tra essere rappresentato da una grande etichetta o da te stesso?
Non sono mai stata rappresentata da una grande etichetta perciò non ne ho idea, ma suppongo che la differenza sia principalmente il denaro, gli agganci e l’assistenza amministrativa. Come artista indie, devo trovare i fondi ogni volta che lavoro ad un progetto. A volte, quando faccio una campagna di crowdfunding (come sto facendo ora: http://www.gofundme.com/kosis-fifth-album) i miei fans mi aiutano. Ma solitamente sono io a fornire il malloppo, questo limita le opzioni a mia disposizione, almeno per quanto concerne la promozione. Non ho agganci con professionisti dell’industria che potrebbero, per esempio, procurarmi una recensione su Downbeat Magazine, ma immagino che un’etichetta potrebbe facilmente farlo per me. In aggiunta tutte le incombenze come inviare centinaia di e-mails per contattare PR, blogs, emittenti radio, e altro sono mia responsabilità perché non posso pagare nessuno per farlo al mio posto. Mio è anche il compito di capire come creare contatti. Credo che un’etichetta avrebbe tutte le informazioni in un database.
A quale PRO (Performing Rights Organization) sei affiliato e perché l’hai scelta? 
Lavoro con la BMI. Ho firmato un contratto con loro circa dieci anni fa e non ricordo perché abbia scelto loro invece di ASCAP.
In qualità di musicista a tempo pieno ho capito subito che non posso lavorare solo come musicista ma devo allargare le mie conoscenze in diversi ambiti. Perciò sono diventato un tecnico del suono, compositore e produttore. Hai anche sviluppato altri campi? Quali? Cosa ti piace e cosa non ti piace di ciascuno?
Credo che il mio impegno nell’imparare a suonare la chitarra rientri in questa categoria. Ho cercato di imparare così da non dover dipendere da accompagnatori per ogni concerto e come risultato ora posso andare in tour per conto mio e quando sono a casa posso suonare nella metropolitana.

 

Social Networks

Qual è il tuo rapporto con i social networks?
Facebook
Trascorro troppo tempo su Facebook, ahahah! Perché lo uso per la maggior parte delle comunicazioni quotidiane, per informare sui miei progetti (concerti, album, ecc.).

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